Galleria di opere d’arte in San Giuseppe sposo

San Giuseppe sposo a Bologna non è solamente un convento, una parrocchia, un luogo di incontro, ma è anche una galleria d’arte o un museo dove importantissime opere accompagnano i fedeli alla preghiera ed alla meditazione.

In questa sezione del sito ci proponiamo di pubblicare le immagini delle opere d’arte che è importante conoscere per visitare la chiesa con una breve introduzione all’artista per meglio contestualizzare l’opera ed una indicazione di dove trovarla all’interno del convento.

Madonna della Misericordia

Guardando al Santuario di San Giuseppe come ad una Galleria d’Arte, l’opera più conosciuta ed amata è un piccolo ma vivace affresco, della scuola dei Carracci di Bologna, raffigurante la Sacra Famiglia (detto anche popolarmente la Madonna della Misericordia), sec. XVI. [1]

Sacra Famiglia detta Madonna della Misericordia - Scuola Carracci
Madonna della Misericordia

Un aiuto per trovare l’affresco nel santuario dall’immagine a lato o che segue ricavata da una pianta dell’architetto Filippo Antolini con riportata la posizione della cappella laterale in cui potete ammirare l’opera. Nel mese di maggio, mese dedicato a Maria, per meglio cogliere la bellezza dell’affresco viene esposta a lato dell’altare principale la stampa di una foto ad alta definizione realizzata dal fr. Ivano Puccetti, rettore del nostro Santuario.

Pianta Santuario San Giuseppe architetto Antolini con indicata la posizione dell'affresco della scuola Carracci.
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I Carracci

Nel 1590 sorge a Bologna l’« Accademia degli Incamminati » fondata da una famiglia di artisti: i Carracci.

Era questa una scuola di pittori che intendeva salvare l’arte dalla rapida corruzione volgendosi con amoroso studio ai grandi maestri del passato.
La plastica di Michelangelo, il colore e le ombre dei grandi Veneti del Cinquecento, la perfetta euritmia classica, il disegno e la composizione di Raffaello, le malie chiaroscurali di Leonardo e del Correggio fornivano a questi maestri altrettanti principi d’arte: fondere questi principi onde poter estrarre il buono da tutti, tale era l’intento della scuola. [2]


Il capostipite della famiglia dei Carracci fu Agostino (1557-1602) che riassunse la formula dell’eclettismo in un famoso sonetto che riportiamo:

Chi farsi un buon pittor cerca e desia,
il disegno di Roma abbia alla mano,
la mossa coll’ombrar veneziano,
e il degno colorir di Lombardia.

Di Michel’Angiol la terribil via,
il vero natural di Tiziano,
del Correggio lo stil puro e sovrano
e di Rafael la giusta simmetria;

del Tibaldi il decoro e il fondamento,
del dotto Primaticcio l’inventare,
e un po’ di grazia del Parmigianino.

… [2]

Di Agostino Carracci ricordiamo la celebre Comunione di san Gerolamo della Pinacoteca di Bologna, quadro che fu modello al Domenichino per un’opera analoga fortunatissima.


AI cugino Ludovico (1555-1619) spetta il merito della fondazione dell’Accademia degli Incamminati. Dipinse quadri religiosi di bella serenità e di compassata veemenza, esprimendovi il suo amore per le morbidezze coloristiche del Correggio e per l’aura gentile e bionda dei Veneziani. [2]

Di Ludovico Carracci ricondiamo la Madonna degli Scalzi della Pinacoteca di Bologna.


Primeggia su tutti Annibale (1560-1609), fratello di Agostino che fu il più dotato, il più personale, il più vivace dei tre e bene lo inquadriamo grazie alla pinacoteca di Bologna con l’Assunzione della Vergine.

Sincera e fresca è una sua vena di classicità, che esprime la Bibbia e la mitologia con una tipica grazia illustrativa che ricorda il Raffaello delle Logge Vaticano.

Annibale è l’inventore del paesaggio storico, che non è più uno sfondo o un riempitivo, ma sta a sé, sebbene egli vi introduce qualche favola o storia, mimata da piccoli personaggi (Galleria Doria a Roma). Infine Annibale è un grande decoratore. Già aveva lavorato in collaborazione coi fratelli a dipingere le sale dei palazzi Fava e Magnani in Bologna. Il suo capolavoro lo compì decorando, per il cardinale Odoardo Farnese, la sala grande del Palazzo Farnese di Roma, con soggetti tolti da Ovidio e Teocrito. Descrivere quel complesso é dar fondo alla mitologia e al vocabolario della pittura ornamentale. Finte architetture grandiose dal rilievo vivente; riquadri o lunette in cui la favola si snoda in rabeschi di figure grecamente ridenti e romanamente gagliarde; e ovunque putti e atleti, giganti petrigni e cherubini, maschere, ghirlande di frutti e medaglioni color del bronzo. E nel bel mezzo, tra i due vividi fregi del Trionfo di Galatea e d’Aurora e Cefalo, lo stupendo Baccanale, coi suoi nudi ubertosi, con le sue carni di neve o di bronzo, con la sua agitazione dionisiaca di sileni, di ninfe, di putti, di capri e di tigri. La colossale decorazione della Galleria di Palazzo Farnese, che costò otto anni di lavoro (1596-1604) fu pagata ad Annibale Carracci cinquecento scudi d’oro. L’artista si avvilì molto per l’affronto e cadde in melanconia. Visse gli ultimi anni tormentato dalla gotta e morì povero. [2]


Sitografia e bibliografia

[1] Alessandro Albertazzi – Camminiamo insieme da mezzo secolo – p65

[2] Mottini – Storia dell’arte Italiana – p224