SANTUARIO DI SAN GIUSEPPE SPOSO IN BOLOGNA

Va’, ripara la mia casa

(FF593)

Collezione privata Fausto Malpensa – sn.293

Relazione storico-architettonica sui restauri

29 giugno 2022

i tecnici
arch. Carla Angeloni
ing. Francesco Ciampolini
arch. Michele Mantovani


Indice

  1. Storia della chiesa di San Giuseppe
  2. Apparato iconografico
  3. Progetto
  4. Interventi di restauro proposti
  5. Costi ipotizzati
  6. Progetti originali (1841-1844)

STORIA DELLA CHIESA DI SAN GIUSEPPE

Le origini

La storia della chiesa e del convento di San Giuseppe a Bologna è ormai millenaria. Scoperte avvenute sul terrazzo naturale posto vicino a Porta Saragozza e occupato oggi dalla Facoltà di Ingegneria hanno individuato un importante insediamento umano, databile alla fine dell’età del bronzo e agli inizi di quella del ferro. La posizione era stata scelta a difesa delle alluvioni e sufficientemente distante dal pericolo delle frane a monte. Cronisti del Convento, alla ricerca di origini classiche, scrivono di una chiesa antichissima al posto dell’attuale, addirittura di un tempio pagano dedicato ad Apollo e successivamente consacrato al culto cristiano. La prima data relativamente sicura è l’anno 999, quando in una tomba monumentale sul piazzale della chiesa viene sepolto il giureconsulto Giovanni Battista Gambalunga, di origine riminese, notizia desumibile da una lapide conservata nel chiostro del convento; si conferma dunque la presenza di un luogo di culto già nel secolo X.

Inizia così a San Giuseppe una vicenda millenaria, che vede succedersi diverse forme di vita religiosa fino ai nostri giorni, a partire dai “cristiani eremiti” dei quali tuttavia non v’è traccia se non nelle cronache conventuali, tesi questa non corroborata da altri documenti storici. Tali eremiti, dopo aver adottato la regola di San Benedetto, avrebbero edificato nel XI secolo la struttura fondante del monastero, costituito dal corridoio a capriate con le celle, la chiesa e il chiostro annesso. Nell’anno 1247 i monaci chiesero di poter adottare l’abito e la regola degli Eremiti Agostiniani della Congregazione detta dei Brettini (dal nome della località di Brettino presso Fano). Poco prima di abbandonare il convento attorno al 1256, il papa Innocenzo IV invia tre bolle indirizzate al Prior et fratres Domus S. Mariæ de Valle Petræ Ordinis S. BenedictiBononiensis Diœcesis, dando così certa denominazione alla chiesa e individuandone la contrada di appartenenza. Chiesa e convento sono infatti intitolati a S. Maria Maddalena, denominazione piuttosto comune a case e a chiese di vita eremitica, a conferma della possibile origine pre-monastica. Viene inoltre fatto riferimento alla VallisPetræ, ondonimo riscontrabile ancor oggi riscontrabile nella vicina via Valle di Preda e che si riscontra in molti documenti contemporanei e posteriori. Sull’origine di questo nome la fantasia dei cronisti conventuali ha ricercato ascendenze romane, benché anche in questo caso non sia stato trovato un riscontro in fonti storiche certe. Probabilmente l’origine del nome va infatti ricercata nel carattere sassoso del fondo valle che ai quei tempi doveva presentarsi come il letto accidentato di un torrente.

A partire dal 1256 la chiesa di S.Maria Maddalena di Valdipietra comincia ad essere abitata dalla congregazione delle Canonichesse Regolari di S.Agostino, le quali in tempi successivi abbandonarono la regola agostiniana in favore di quella domenicana, delle quali fece probabilmente parte la Beata Imelda Lambertini, beatificata nel 1826 e patrona delle prime comunioni.

La costruzione della seconda chiesa

Nell’anno 1273 viene stipulato il contratto, del quale si è conservata una trascrizione, nel quale Egidio Foscherari, giurista e glossatore della scuola di Bologna, commissional magisterRolandusmurator la costruzione di una chiesa per il monastero di Valdipietra. Rolando, in quanto maestro di cantiere, assume dunque l’incarico di progettista e di direttore dei lavori che si protrarranno almeno fino al 1288, anno in cui il Comune di Bologna interviene erogando un sussidio per l’ultimazione dell’edificio sacro. La chiesa presentava una facciata semplice a doppio spiovente, portale, rosone circolare e caratteri gotici; l’interno era a singola navata, con soffitto carenato con decori pittorici trecenteschi. Pare inoltre che la chiesa nel tempo sia divenuta contenitore di arredi e oggetti particolari, fra i quali una pelle di coccodrillo appesa al soffitto.

La chiesa così costruita rimase in essere fino al 1841, benché abbia nel tempo ospitato un susseguirsi di Ordini monastici diversi. Le suore domenicane rimasero infatti solo fino al 1566, quando furono costrette a trasferirsi intra moenia. Infatti già il 3 luglio 1959 Paolo IV aveva imposto una permuta fra il monastero di Valdipietra e il convento di S. Giuseppe di Borgo Galliera, all’epoca abitato dai Servi di Maria, con l’intento di traferire all’interno delle mura cittadine le suore, evitando loro i pericoli derivanti dal vivere indifese ed esposte inoltre alla peste. Tale decisione pontificia fu fortemente contestata sia dai Servi di Maria, sia dai parrocchiani di S. Giuseppe di Galliera e, nonostante alcuni ricorsi, la permuta venne confermata il 1 giugno 1566.

Il nuovo titolo di San Giuseppe

Le due famiglie conventuali trasferirono tutto ciò che aveva carattere mobile nei rispettivi nuovi edifici, mutandone sensibilmente l’aspetto. Il trasferimento fu suggellato inoltre simbolicamente scambiando l’intitolazione degli edifici sacri: S.Giuseppe di Borgo Galliera si chiamerà d’ora innanzi S.Maria Maddalena, mentre la chiesa fuori Porta Saragozza assunse il toponimo odierno di San Giuseppe.

Curiosamente rimane traccia nella odonomastica attuale di tale scambio: la contrada di via Galliera continuò per lungo tempo ad essere nominata Borgo S. Giuseppe o Borgo Santo, mentre esiste ancora via San Giuseppe, trasversale fra via Indipendenza e via Galliera. Nel luogo ove sorgeva la prima chiesa si trova ora una chiesa sconsacrata, facente parte del complesso dell’Arena del Sole.

I Servi di Maria si assunsero dunque sin dal 1566 la cura parrocchiale della zona, che all’epoca confinava con la parrocchia di S.Caterina di Saragozza, ma che raggiunse nel seicento la zona fuori Porta S.Mamolo. Alla luce dello stato di semi-abbandono in cui l’avevano lasciata le monache domenicane, la chiesa venne rimessa a nuovo dai nuovi ospiti: si preoccuparono di ricomporre gli altari con i titoli e giuspatronati della chiesa di Galliera e venne rimossa la suddivisione della navata in due parti, una delle quali era stata adibita a coro. In seguito, sorretti dai redditi dei beni immobili che avevano ricevuto dall’investitura dell’abbazia di S. Elena di Secerno e dalle doti dei religiosi, promossero l’arricchimento artistico della chiesa e del convento.

Figura 1:
Particolare della carta Bononia docet mater studiorum di Joan Blaeu, 1663, nella versione a colori conservata presso la Biblioteca dell’Archiginnasio di Bologna. Con il numero 98 è identificato S. Ioseffe P. de Servi. Si riconoscono la vecchia chiesa e il convento del XIII secolo.

I Cappuccini a Bologna e a San Giuseppe

Figura 2:
Particolare della Carta della pianura bolognese di Andrea Chiesa, 1740-1742, tavola 12.

Con la soppressione napoleonica delle Congregazioni religiose, i Servi di Maria dovettero abbandonare nel 1797 la chiesa e il convento, lasciando per la cura parrocchiale solo un religioso fino al 1818, anno in cui subentrarono i Cappuccini e venne soppressa la parrocchia, suddivisa tra le limitrofe S.Caterina di Saragozza, S.Paolo di Ravone, S.Maria della Misericordia, Gaibola e Casalecchio. La presenza dei Cappuccini a Bologna è tuttavia segnalata dai cronisti dell’Ordine sin dal 1537 e dagli storici bolognesi dal 1541, benché sia dal 1554 che si ha notizia di una loro dimora stabile. In quell’anno infatti il Padre Angelo Della Chiesa da Savona ottenne, sostenuto dal favore popolare e dal Senato bolognese, un luogo adatto alle esigenze dell’Ordine.

La località, posta tra Barbiano e S. Michele in Bosco, era all’epoca denominata Belvedere o Belgodere. Il 3 maggio 1554 il p.Angelo si recò sul luogo e ne prese possesso, mutandone il nome in Monte Calvario, toponimo che rimase corrente fino all’inizio del secolo XIX. La chiesa venne consacrata nel 1593 e i Cappuccini vi rimasero fino al 1810, quando la legge di soppressione generale pose termine alla loro vita di comunità religiosa. Sul luogo venne costruita Villa Revedin, dal nome di uno dei proprietari, mentre la via dei Cappuccini rimase nominata in tal modo fino al 1942, quando venne mutata in via Vittorio Putti. Acquietatasi la tempesta rivoluzionaria, i Cappuccini tentarono di riacquistare la loro dimora ma dovettero desistere di fronte alle troppo esose richieste dei nuovi proprietari.

Aiutati dal cardinal Carlo Oppizzoni, arcivescovo di Bologna, e da alcuni benefattori, entrarono dunque in possesso del convento e della chiesa di San Giuseppe il giorno 11 ottobre del 1818.

Figura 3:
Pianta della chiesa e del convento di San Giuseppe, XVIII secolo, conservata presso la Biblioteca dell’Archiginnasio di Bologna, raccolta Gozzadini.

La costruzione della nuova chiesa

Stabilitisi a San Giuseppe, i Cappuccini si adoperarono per riadattare gli ambienti alla loro vita comunitaria. In particolar modo la chiesa si presentava con il soffitto cadente e le pareti perimetrali pericolanti. Consultati alcuni esperti e vagliata senza successo l’opzione di un ripristino, si decise nel 1841 di procedere con l’abbattimento della chiesa del XIII secolo e con una nuova edificazione.

Figura 4:
Particolare del Catasto napoleonico pontificio di Bologna, 1807-1815.
Figura 5:
La chiesa addobbata a festa nel 1839, archivio del convento.

Il progetto venne affidato all’architetto Filippo Antolini (1787-1859) e i lavori cominciarono nel 1841 e terminarono nel 1844. Fu consacrata dal cardinale Carlo Oppizzoni il 29 settembre 1844. Il nuovo edificio si ispira alle chiese palladiane del Redentore e di S. Francesco della Vigna a Venezia, benché all’indirizzo neoclassico venne preferito un gusto maggiormente purista. I Cappuccini furono infine costretti ad abbandonare per l’ultima volta il convento fra il 1865 e il 1866 quando le leggi del nuovo Stato italiano imposero la secolarizzazione e la chiesa venne usata a stalla; gli edifici vennero completamente riacquistati nel 1892.

La parrocchia di San Giuseppe

La storia recente della chiesa e del convento non vede modifiche sostanziali né ulteriori avvicendamenti. Nel 1926 il prato antistante la chiesa, noto all’epoca come pratumcapuccinorumad usum birichinorum per via della frequentazione da parte di ragazzi della zona, venne trasformato in giardino pubblico, benché ancora di proprietà conventuale. Nel 1927 venne eretta al centro del giardino una colonna celebrativa con la statua di San Francesco benedicente per commemorare il settimo centenario dalla sua morte. Tale monumento è stato restaurato nel 2005.

Nel 1934 venne inoltre operato un parziale restauro della chiesa.

Il 18 febbraio 1943 la chiesa venne insignita del titolo di Santuario dal cardinale Nasalli Rocca, arcivescovo di Bologna, a riconoscimento dell’antichità del “titolo” di S.Giuseppe.

Nell’ottobre 1944 parte del convento venne distrutto dai bombardamenti alleati e, dopo la sua ricostruzione, il 15 agosto 1959 il cardinale Giacomo Lercaro chiese all’Ordine cappuccino di assumere la cura pastorale della zona, dunque istituendo nuovamente la Parrocchia, intitolata a S. Giuseppe, Sposo di Maria Vergine. Negli stessi anni verrà inoltre modificato il prospetto del convento prospiciente il sagrato, con la creazione dell’ampio portico.

Nel 2008 viene infine restaurato il piazzale della chiesa, con un nuovo disegno di pavimentazione in porfido.

Figura 6:
Restauro dell’interno della chiesa dei Cappuccini, 1934, geom. A Minzoni.
Figura 7:
Cartolina degli anni ’20 raffigurante il parco pubblico antistante la chiesa e il convento, ancora privo di porticato, collezione privata Fausto Malpensa – sn.288

Opere d’arte

Il Santuario è ricco di opere d’arte:

  • la pala centrale dell’altare maggiore, raffigurante lo Sposalizio di Maria e Giuseppe di Adeodato Malatesta;
  • le pale dei transetti: La fuga in Egitto di A.Malatesta e Il ritrovamento di Gesù nel tempio di P. M. Deschwanden;
  • le tele degli altari laterali: Madonna con San Felice di C.E.Liverani, Santa Veronica Giuliani e San Francesco di A.Guardassoni e Il martirio di San Fedele di A. Muzzi;
  • la terracotta policroma (1727) raffigurante la Pietà di A.G. Piò;
  • le venti statue all’interno della chiesa rappresentati gli apostoli, i patriarchi e santi cappuccini, di M.Putti, B.Bernardi, C.Berozzi, V.Testoni;
  • le statue in facciata, rappresentati San Giuseppe e San Francesco, entrambe di M.Putti;
  • un affresco della scuola dei Carracci raffigurante la Sacra Famiglia, detta popolarmente La Madonna della Misericordia;
  • le decorazioni in bronzo dell’altare progettato dell’Ing. Giuseppe Coccolini, dell’ambone e del leggio della sede, realizzate nel 1968 da Marco Marchesini.

L’organo

Nel Santuario si trova un organo Tamburini a trasmissione elettrica, op. 353 risalente al 1955, collocato rialzato nell’abside, nascosto dietro la pala dell’altare maggiore. La consolle elettrica rimane nell’abside, nascosta sotto il corpo d’organo; somieri a canali per registro. L’organo è dotato di 2 tastiere di 61 tasti (Do1-Do6) e pedaliera concavo-radiale a 32 note.

É dotato dei seguenti registri:

  • I° Manuale – Grand’organo:
    • Bordone 16’
    • Principale 8’
    • Flauto 8’
    • Dulciana 8’
    • Ottava 4’
    • Flauto 4’
    • Decimaquinta 2’
    • Ripieno 5 file
    • Voce Umana 8’
  • II° Manuale – Espressivo:
    • Principalino 8’
    • Bordoncino 8’
    • Gamba 8’
    • Fugara 4’
    • Corno di Notte 4’
    • Nazardo 2 2/3’
    • Pienino 3 file
    • Coro Viole 4 file
    • Tromba Armonica 8’
    • Tremolo
  • Pedale:
    • Contrabbasso 16’
    • Bordone 16’
    • Basso 8’
    • Bordone 8’
    • Flauto 4’
    • Tromba Armonica 8’
  • n. 11 Unioni / accoppiamenti.
  • n. 6 Combinazioni Aggiustabili.
  • n. 6 Combinazioni fisse al 1° Man. + n. 6 al 2° Man.
  • n. 2 staffe: Graduatore, Espressione.
  • Piano Pedale Automatico.
  • Annullatori: Unisono, Ance, Ripieni, Ottave gravi, Ottave acute.
  • n. 15 pedaletti: Aggiustabili, Unioni, Ripieni I° e II°, Fondi, Ance, Tutti

L’organo versa in condizioni precarie ed è a malapena suonabile. Necessita di un intervento di manutenzione straordinaria.


Apparato iconografico

Figura 8: Festa per la canonizzazione di S.Lorenzo da Brindisi (il dipinto sulla pala d’altare era in prestito e non esiste più), 1881, archivio del convento.
Figura 9: Addobbi interni in occasione della festa di San Giuseppe, archivio del convento.
Figura 10: Interno della chiesa, anni ’50/’60, foto Villani.
Figura 11: Luminarie in occasione della Decennale Eucaristica, 1995, archivio del convento.

Progetto

Se pur di ispirazione neo-classica, la chiesa presenta soluzioni architettoniche originali e di grande impatto visivo. La volta a botte è infatti scandita da arconi cassettonati che riquadrano le finestre ad arco ai margini della navata centrale, cassettoni che si ritrovano a coronamento
dell’abside, sfondo efficace per l’imponente pala d’altare lignea che sostiene una statua rappresentante la personificazione della Fede che regge la croce. La cornice a mensoline racchiude visivamente l’intera navata, mentre le cappelle laterali, spoglie ed eleganti, sono percepite come ulteriori navate, dando quindi l’impressione di una maggiore dimensione della chiesa.

La purezza geometrica delle forme, sempre in tinte chiare, e l’esposizione quasi a nudo delle spinte architettoniche delle volte e della cupola creano inoltre un efficace contrasto con le tinte scure dei più elaborati elementi lignei, quali i confessionali, la pala d’altare e la bussola d’ingresso, cui si associa inoltre lo splendido altare moderno.

Il pavimento della chiesa, realizzato in seminato alla veneziana, accoglie e rielabora efficacemente l’accostamento dei colori chiaro e scuro, qui inteso come marmo rosso di Verona, alternando un motivo a scacchiera con aree a tinta unita, riprese poi nei decori dei basamenti marmorei e dello zoccolo continuo.

Le opere d’arte scultoree, in massima parte rappresentate dalla teoria di statue dei santi nelle nicchie prospicienti la navata centrale, sposano la tinta chiara degli elementi architettonici principali, di fatto affidando al solo gioco di luci ed ombre la percezione della propria tridimensionalità. L’apparato pittorico principale viene collocato prossimo all’altare, mentre quello secondario è accolto nelle cappelle laterali. In particolare i tre grandi dipinti di Malatesta e Deschwanden, posti rispettivamente sulla pala d’altare e sopra ai due bracci del transetto, rappresentano tre passi evangelici che pur relativamente frequenti nell’iconografia cattolica, sono qui posti in relazione tale fra di loro da costruire un interessante riflessione sulla figura di Giuseppe Sposo, cui del resto è intitolata la chiesa. In particolare nel Ritrovamento di Gesù nel tempio di P. M. Deschwanden, San Giuseppe bacia con evidente sollievo il proprio figlio, quasi lasciando in secondo piano la lezione teologica appena interrotta; Giuseppe è qui padre più che sposo, con la probabile intenzione di identificare il patrono del Santuario prima e della Parrocchia poi come punto di riferimento affettuoso per tutta la comunità.

Figura 12: Interno della chiesa, anni ’50/’60, foto Villani.

Appare dunque chiaro che il gioco di contrasti architettonici, di forma e di colore, associati ad un repertorio pittorico e scultoreo di grande pregio, rendono il Santuario di San Giuseppe un unicum nel panorama architettonico e storico bolognese oltre ad essere l’unico Santuario con questa dedica in tutta Europa. Purtroppo le diverse soluzioni architettoniche originali e l’elegante apparato decorativo sono stati nel tempo offuscate dall’inserimento di elementi incongrui minori che certamente hanno sopperito a momentanee esigenze di natura tecnica, basti pensare alle necessità di illuminazione artificiale e di amplificazione audio, ma che non adeguatamente armonizzati fra di loro e nel mancato rispetto delle pre-esistenze hanno contribuito ad un generale peggioramento della lettura e nella percezione del contesto artistico. Il trascorrere del tempo ha inoltre contribuito a sporcare tutte le superfici interne ed esterne della chiesta, rendendo l’ambiente complessivamente più buio e polveroso. Alla fine degli anni ’80 l’interno della chiesa è stato inoltre tinteggiato in una gamma cromatica sui toni del grigio, in linea con il gusto del tempo, tuttavia distante dall’originale colorazione chiara, tale da rendere l’ambiente più luminoso.

Figura 13: La chiesa è stata più volte tinteggiata con prodotti vernicianti pellicolanti che im
pediscono la traspirazione della parete. Si assiste quindi a numerosi distacchi. Si aggiungono macchie e segni di usura nei punti di passaggio.
Figura 14: Alle pareti della chiesa sono state appesi cartelli per indicazioni, affissioni e oggettistica varia per sopperire a momentanee esigenze di natura tecnica e di orientamento, ma non adeguatamente armonizzati fra di loro e nel mancato rispetto delle pre-esistenze.
Figura 15: In molte occasioni sono stati posati elementi di impiantistica in posizione precaria e con cavi ben visibili che, oltre a offuscare l’elegante apparato decorativo, possono costituire un pericolo per via di cadute accidentali e dell’esposizione alla corrente
elettrica.
Figura 16: L’illuminazione delle statue, delle opere d’arte e dell’altare non è idonea e risulta talvolta abbagliante. La chiesa nel suo complesso subisce inoltre un illuminamento
che non tiene conto delle esigenze liturgiche e di comprensione architettonica degli
spazi.

INTERVENTI DI RESTAURO PROPOSTI

Nel 2021, anno dedicato a San Giuseppe, viene pianificato un restauro del Santuario suddiviso secondo le seguenti fasi:

  1. elettrificazione delle campane;
  2. restauro statua esterna di San Giuseppe;
  3. restauro statua esterna di San Francesco;
  4. manutenzione edicola Madonnina prossima all’ingresso laterale (in due fasi);
  5. restauro del portone della chiesa;
  6. rete di protezione per piccioni per le statue esterne;
  7. impianto di trasmissione WiFi tale da coprire interamente la chiesa e dare la possibilità di effettuare videoregistrazioni e trasmissioni in diretta degli eventi all’interno della chiesa e del chiostro;
  8. restauro delle pareti interne e delle volte (indagini, ripulitura, tinteggiatura);
  9. restauro delle statue interne;
  10. restauro e manutenzione della quadreria interna;
  11. progetto e realizzazione di nuovo impianto di illuminazione tematica, sia per le esigenze liturgiche, sia per la valorizzazione degli ambienti e delle opere d’arte;
  12. eliminazione di elementi minori incongrui;
  13. restauro dell’organo.

Di questi interventi, ad oggi (giugno 2022) risultano già completati i primi sei punti, mentre i restanti sono meglio descritti nei successivi paragrafi. Il progetto degli interventi specifici di restauro e la successiva realizzazione sono a cura di Silvia Zoni (restauro e decorazione) e Maria Cristina Spagna (restauro di beni artistici e culturali). Il progetto del nuovo impianto di illuminazione tematica è a cura dell’arch. Beatrice Ferrieri (B.bO progetti). Il progetto di restauro dell’organo è a cura del restauratore Mauro Baldazza, membro dell’Associazione Italiana Organari.

Restauro delle pareti interne e delle volte

a cura di Silvia Zoni e Maria Cristina Spagna

Da una prima indagine conoscitiva dello stato delle pareti interne si deduce che queste non versino in uno stato di degrado. Fa eccezione una fratturazione in soluzione di continuità in corrispondenza della base della cupola. Si può invece notare un’alterazione diffusa data dal
rigonfiamento (sollevamento superficiale localizzato) e successivo distacco delle varie stesure di pittura pellicolanti che rivestono le pareti. Dall’osservazione delle scaglie di materia distaccata si nota che la chiesa è stata più volte tinteggiata con prodotti vernicianti pellicolanti che impedi-
scono la traspirazione della parete, causa dei numerosi distacchi. Non si rilevano altre patologie come umidità, erosioni o fessurazioni.

Figura 17: Indagini stratigrafiche preliminari, 2021.
Figura 17: Indagini stratigrafiche preliminari, 2021.

Le indagini stratigrafiche saranno da realizzarsi a monte dell’intervento di restauro, per per- mettere una più completa comprensione delle sovrapposizioni pittoriche in epoche passate e per consentire il giusto riscontro del colore originale dei muri. Sarà eseguita a varie altezze e in punti diversi delle pareti interne del santuario e si concluderà con una redazione di una relazione tecnica e fotografica, in grado di indirizzare il successivo intervento di restauro. Sul predisposto rilievo geometrico, composto da piante, sezioni, prospetti e tavole per indagini pre- liminari, saranno quindi descritti, con mappatura retinata o con disegno dal vero, la natura dei materiali (murature e malte di allettamento, intonaci, pavimenti soffitti e solai, coperture, ecc..), le patologie di degrado in corso e le cause che le hanno determinate. Le diverse osservazioni devono essere perimetrate sugli elaborati grafici. Le indagini conoscitive preliminari devono trovare riscontro sugli elaborati. Ove possibile si faccia riferimento alle forme di alterazione e di degrado codificate nella normativa UNI.

Alle indagini stratigrafiche sono accompagnate quindi mappature del degrado, dei distacchi e del progetto di intervento di risanamento murario e consolidamento delle superfici con identificazione specifica delle pareti che subiranno integrazioni di intonaco, di colori o di materiale di rivestimento.

L’intervento si articola nelle seguenti fasi:

  1. descialbo delle pareti fino al marcapiano su cui si innesta il soffitto a volta tramite spatole, bisturi, acqua demineralizzata, etc., con interventi localizzati nelle zone più alte delle pareti laddove siano visibili altri sollevamenti di pitture non originali;
  2. rimozione di tutto ciò di estraneo alla parete: chiodi, stuccature decoese, sporcizia di vario genere, ragnatele, fili elettrici non più funzionanti, etc.;
  3. consolidamento ove necessario con iniezioni di consolidante da concordare con la Soprintendenza;
  4. stuccatura di tutte le mancanze e lacune materiche;
  1. spolveratura di tutta la superficie tramite pennellesse e aspiratori;
  1. tinteggiatura delle pareti con pittura traspirante da concordare, il più possibile simile all’originale.

Si propone inoltre il ripristino estetico della cornice perimetrale in stucco dipinta a finto marmo, posta a chiusura della parte alta della zoccolatura in marmo di Verona. Lo stato di conservazione della cornice modanata è alternativamente discreto, poiché in alcuni punti sono visibili abrasioni e cadute di colore. La fruizione estetica è alterata da uno strato di verniciatura ingiallito e di notevole spessore.

Si propone a riguardo:

  1. pulitura accurata di tutta la superficie tramite l’uso di solvente appropriato;
  1. eventuale fissaggio localizzato dei sollevamenti di cromia con iniezioni di resina acrilica;
  1. stuccatura a livello delle lacune;
  1. ritocco pittorico localizzato delle lacune con colori ad acquarello;
  1. nuova protezione finale dell’intera superficie trattata con stesura di cera microcristallina.

Restauro delle statue interne

a cura di Silvia Zonie e Maria Cristina Spagna

Da un esame a terra si può considerare lo stato conservativo di buon livello. La pittura visibile è in buone condizioni fatta eccezione per alcuni sollevamenti della pellicola pittorica riscontrabili in particolare nella statua rappresentante un Santo cappuccino, visibile sul fronte della parete a destra entrando. Per quanto riguarda invece l’ancona lignea dell’altare maggiore, rappresentante la Carità, la pittura visibile sembra essere in buone condizioni, anche se rispetto alle statue presenti sulle nicchie delle pareti è dipinta con una cromia differente intonata all’ancona lignea sulla quale si poggia. Solamente un’indagine ravvicinata potrà dare ragguagli maggiormente esaustivi sul suo reale livello di conservazione.

L’intervento si articola nelle seguenti fasi:

  1. spolveratura accurata di tutta la superficie tramite pennelli morbidi ed aspiratore;
  1. pulitura a secco tramite spugne Wishab laddove sia necessario;
  1. fissaggio dei sollevamenti di materiale pittorico con iniezioni di resina acrilica;
  1. stuccatura a livello delle lacune esistenti;
  1. reintegrazione pittorica da eseguirsi con pittura compatibile con lo strato esistente o scelto dalla Direzione Lavori.

Restauro e manutenzione della quadreria interna

a cura di Silvia Zonie e Maria Cristina Spagna

La proposta d’intervento si articola in lotti per maggiore chiarezza:

lotto 1: altare maggiore e transetti:

• Lo sposalizio di Maria e di San Giuseppe, Adeodato Malatesta (1806-1891), altare maggiore;

• La fuga in Egitto, Adeodato Malatesta (1806-1891), transetto;

• Il ritrovamento di Gesù nel Tempio, P.M. Deschwanden (1811–1881), transetto;

lotto 2: altari laterali:

• Madonna con San Felice, C.E. Liverati;

• Santa Veronica Giuliani, Alessandro Guardassoni (1819–1888);

• San Francesco, Alessandro Guardassoni (1819–1888);

• Martirio di San Fedele, A. Muzzi (1815–1894).

lotto 3: quattro ovali rappresentanti:

• Angelo custode;

• San Gabriele Arcangelo;

• San Raffaele Arcangelo;

• San Michele Arcangelo.

Gli interventi conservativi da realizzarsi sono:

  1. smontaggio delle tele dalle cornici e rimozione delle opere dalla loro collocazione;
  2. pulitura del verso tramite pennellesse, bisturi ed aspirapolvere;
  3. ritensionamento della tela con battitura delle biette o applicazione delle fasce perimetrali secondo la necessità;
  4. pulitura del recto con solventi da concordare per rimuovere polvere, sporco generico, verniciature alterate ed eventuali ridipinture;
  5. stuccatura ove necessario con gesso di Bologna e colla di coniglio;
  6. verniciatura intermedia a pennello con vernice retoucher in essenza di petrolio;
  7. integrazione pittorica con colori da restauro;
  8. verniciatura nebulizzata satinata finale;
  9. riposizionamento in loco delle tele restaurate.

Progetto nuovo impianto di illuminazione tematica

a cura dell’arch. Beatrice Ferrieri (B.bO progetti)

Nel quadro generale del restauro dello spazio interno che caratterizza la Chiesa di San Giuseppe Sposo, il progetto di illuminazione tematica architetturale si prefigge l’obiettivo di coniugare le valenze artistiche ed architettoniche dello spazio con la sacralità del luogo, valorizzandone entrambe gli aspetti. Il concept progettuale si svilupperà su più scenari luminosi, capaci di accompagnare i diversi momenti della vita liturgica e religiosa della chiesa, ma anche assecondarne le visite, permettendo l’orientamento al suo interno, inteso sia come fruizione corretta degli spazi, che come guida alla visione delle rilevanza artistiche e spaziali presenti. I punti cardine della progettazione, sempre rivolta alla sobrietà e a gradi di illuminamento moderato, saranno:

  • percezione del luogo: valorizzazione della navata unica, del presbiterio e dei dettagli architettonici e decorativi di maggior pregio;
  • fulcro mistico: illuminazione dell’altare maggiore, a sottolinearne la funzione liturgica, con l’organo ed il coro a fungere da quinta naturale. In questo modo lo sguardo verrà indirizzato verso quello che resta il fulcro centrale della chiesa, in senso tanto religioso quanto architettonico;
  • illuminazione funzionale: illuminazione zenitale delle aree di seduta per garantire il raccoglimento e la preghiera, permettendo la facilità di accesso e di seguire la liturgia su di un testo scritto.

Per realizzare tali obiettivi si propone la sostituzione di tutti i corpi illuminanti, allo stato attuale molto impattanti ed eterogenei per tipologia. I nuovi apparecchi illuminanti saranno posizionati in modo da integrarsi all’architettura stessa e non inquinare lo spazio, evitando di disturbare il visitatore e il fedele con la vista diretta dei corpi illuminanti. I fasci luminosi saranno poi orientati con precisione solamente verso gli elementi architettonici, scultorei e pittorici di rilievo, al fine di limitare l’abbagliamento. Si suggerisce l’uso di prodotti cablati con tecnologie LED innovative, caratterizzati da ridotte dimensioni, basso consumo energetico e alta resa cromatica.

Per gestire l’impianto e i diversi livelli scenari di illuminazione, si può optare anche per un sistema di controllo digitale. Il raggiungimento degli obiettivi appena esposti prevede inoltre una fase di progettazione professionale, come di seguito individuata:

  1. redazione di concept di lighting design: concept progettuale generale che si prefigga il raggiungimento degli obiettivi su indicati. Tale fase si concretizzerà in una serie di incontri sinergici con la committenza, o suo incaricato, per concordare insieme lo stile dell’illuminazione proposta, valutarne le valenze liturgiche e celebrative, la valorizzazione architettonica, artistica e la fattibilità. Si procederà alla redazione di un progetto di massima, redatto su materiale fornito dalla proprietà o da suo incaricato, e restituito graficamente e nel numero necessario a discrezione del Professionista incaricato. Si
    includono tutti gli incontri che si renderanno necessari e gli eventuali sopralluoghi, per potere procedere con l’attuazione della proposta di massima preliminare. Si include assistenza alla rielaborazione dei grafici renderizzati 2D forniti dalla committenza o da suo incaricato.
  2. progettazione esecutiva e definizione dei prodotti: redazione del progetto generale definitivo, che include la selezione dei corpi illuminanti idonei a realizzare al meglio le idee progettuali concordate con la committenza o suo incaricato. Definizione degli stessi con schede tecniche e di dettaglio. Analisi delle curve fotometriche e valutazione della loro idoneità ad illuminare l’opera in oggetto conformemente al concept stabilito. Si includono tutti gli incontri che si renderanno necessari e gli eventuali sopralluoghi. Esecuzione, ove necessario, di prova in loco per giungere ad una definizione condivisa degli
    articoli ed accessori da installare. In tale fase saranno redatti i progetti di lighting design esecutivi e particolareggiati, che comprenderanno tutte le informazioni specifiche dei prodotti selezionati ed un insieme di dati e di caratteristiche tecniche per la realizzazione dell’illuminazione concordata. Assistenza nell’acquisto dei materiali;
  3. direzione artistica e assistenza alla direzione lavori: affiancamento al Direttore dei Lavori durante la fase esecutiva delle opere, con visite periodiche nel numero necessario ad esclusivo giudizio del Professionista, emanando le disposizioni e gli ordini per l’attuazione dell’opera progettata, così come concordata con la committenza.

Costi ipotizzati

Spese per intervento

Le spese ipotizzate sono in parte derivanti da preventivi ricevuti in sede di indagine conoscitiva (indicate nella tabella seguente mettendo fra parentesi la ditta coinvolta), in parte da valutazioni a corpo effettuate senza la specifica realizzazione di un computo metrico estimativo, ricadente nelle spese tecniche da affrontarsi, e vanno quindi intese come puramente indicative.

Si intendono i costi al netto di IVA, casse previdenziali e oneri di legge.

1. accantieramento, smontaggi, protezioni, rimozioni e accatastamenti10.000,00 €
2. ponteggio (Gramigna srl)16.500,00 €
3. opere da elettricista per realizzazione nuovo impianto di illuminazione12.000,00 €
4. assistenze murarie alle opere da elettricista10.000,00 €
5. acquisto corpi illuminanti20.000,00 €
6. descialbo rimozione pitture non originali (Zoni e Spagna)10.000,00 €
7. tinteggiatura (Baldazzi srl)68.250,00 €
8. manutenzione statue nicchie (Zoni e Spagna)5.000,00 €
9. restauro statua lignea sopra altare maggiore (Zoni e Spagna)2.500,00 €
10. ripristino cornice perimetrale in stucco (Zoni e Spagna)2.200,00 €
11. restauro e manutenzione quadreria chiesa (Zoni e Spagna)
lotto 112.500,00 €
lotto 28.500,00 €
lotto 34.500,00 €
12. gestione domotica5.000,00 €
13. restauro organo
rinnovamento impianto elettrico e spostamento consolle14.900,00 €
innovamento pelli ai ventilabrini ai somieri maggiori6.900,00 €
revisione/pulitura della parte fonica e accordatura9.700,00 €
Totale218.450,00 €

Spese tecniche professionali

Si riportano le spese tecniche professionali per le fasi di progettazione stimate. Si intendono i costi al netto di IVA, casse previdenziali e oneri di legge.

1. sopralluoghi e indagini preliminariinclusi
2. rilievo laser scanner con restituzione delle superfici5.000,00 €
3. predisposizione e deposito pratica (art. 21 D.Lgs. 42/2004)8.000,00 €
4. rilievo materico, mappatura del degrado, computo metrico (Zoni e Spagna)2.100,00 €
5. indagine stratigrafica (Zoni e Spagna)400,00 €
6. assistenza e coordinamento dei vari professionisti2.000,00 €
7. Direzione Lavori5.000,00 €
8. Coordinamento sicurezza in fase di progettazione ed esecuzione5.500,00 €
9. progettazione nuovo impianto di illuminazione tematica (B.bO)4.250,00 €
10. computo metrico estimativo opere architettoniche e assistenze2.500,00 €
Totale34.750,00 €

i tecnici
arch. Carla Angeloni
ing. Francesco Ciampolini
arch. Michele Mantovani


PROGETTI ORIGINALI (1841-1844)

Si riportano di seguito i disegni di progetto relativi alla chiesa di San Giuseppe ad opera dell’arch. Filippo Antolini.

Nato a Roma il 15 Agosto 1787, figlio dell’architetto bolognese Giovanni Antonio e di Anna Balestra, studia prima a Bologna e in seguito a Venezia. Fra il 1815 e il 1816 occupa a Bologna l’ufficio temporaneo di ingegnere “d’acque e strade” e nel 1840 viene nominato ingegnere capo di 1 classe. Invitato a Roma (1847) per coprire la carica di ingegnere capo, preferì restare a Bologna succedendo all’architetto Serra nella direzione della cattedra di architettura dell’Università che ricopre dal 1847 al 1859. Moltissime le opere da lui progettate, o sulle quali è intervenuto in tutta Italia. A Bologna in particolare progetta la nuova barriera doganale a Porta Santo Stefano, nota oggi come Porta Santo Stefano, la nuova chiesa di San Giuseppe dei Cappuccini, la facciata di casa Collalto e quella di Palazzo Banzi, la villa Baciocchi, la cappella della villa Poggi, le nuove sale della Pinacoteca, il giardino della villa Revedin (già Bentivoglio), il campanile di S. Caterina, il disegno della cancellata dei giardini pubblici, il palazzo Rosa di via Marsala, nella Certosa i monumenti per le famiglie Beccadelli e Cavazzoni Zanotti.

Figura 18: Frontespizio dei disegni di progetto della chiesa dell’arch. Filippo Antolini,
archivio del convento di San Giuseppe.
Figura 19: Disegno di progetto della facciata della chiesa, arch. Filippo Antolini, archivio del convento di San Giuseppe.
Figura 20: Disegno di progetto della pianta della chiesa, arch. Filippo Antolini,
archivio del convento di San Giuseppe.
Figura 21: Disegno di progetto della sezione longitudinale della chiesa, arch. Filippo Antolini, archivio del convento di San Giuseppe.
Figura 22: Disegno di progetto delle sezioni trasversali della chiesa, arch. Filippo Antolini,
archivio del convento di San Giuseppe.